Condividiamo con voi la lettera di dimissioni che abbiamo spedito agli amminsitratori nei giorni scorsi, perché si capiscano meglio i motivi di una scelta così. Speriamo con queste parole di generare un impegno più serio e concreto tra giovani, e che con queste premesse possa nascere una nuova Consulta con un ruolo più definito orientato davvero all’avvicinamento dei giovani alla politica locale. Noi ci speriamo!!!
Questa decisione nasce da una scelta maturata e condivisa all’interno del gruppo, dove nell’ultimo periodo sono emerse molteplici perplessità legate sia alla gestione della Consulta da parte dell’amministrazione sia alla partecipazione effettiva dei giovani al progetto stesso.
Già nell’ottobre 2009 il Direttivo ha tentato di sollevare qualche riflessione a riguardo convocando l’amministrazione insieme ai giovani, ed invitando tutti ad interrogarsi sul vero senso della Consulta.
L’obiettivo di tale incontro era quello di scuotere le coscienze ed avviare, ad un anno di distanza dalla nascita della Consulta, un impegno più condiviso e supportato dalla collaborazione di molti. D’altronde, perché la Consulta fosse a tutti gli effetti un organo propositivo, ci sembrava essenziale creare, prima di ogni altra cosa, un rapporto fatto di ascolto e di confronto tra i giovani e gli amministratori, che avrebbe sicuramente aperto la strada ad un dialogo duraturo.
Nonostante questi segnali, purtroppo, non siamo mai riusciti a raggiungere quell’obiettivo. Prima di guardare all’esterno, con sincerità ci siamo chiesti se la responsabilità di quest’insuccesso dipendesse innanzitutto da noi, dal fatto di non averci creduto fino in fondo. Per alcuni, forse, può essere stato così. Ma altri hanno investito il loro tempo con entusiasmo e tenacia nello sforzo di realizzare iniziative attraenti per i giovani. E alcuni successi non sono mancati: si ricordano il weekend sulla neve, la mostra fotografica estiva e la raccolta fondi per l’associazione ABIO in Abruzzo. Per questo vorremmo sfatare il mito per il quale gli adulti pensano che i giovani non abbiano voglia di fare. Nel nostro caso, possiamo dire che la voglia, piuttosto, è sfumata a poco a poco, proporzionalmente alle delusioni che giungevano da una parte dai coetanei poco interessati e poco presenti agli incontri, dall’altra parte dall’amministrazione, la stessa che inizialmente ha sostenuto la nascita della Consulta.
Abbiamo sofferto la mancanza di un referente unico, che sarebbe stato di fondamentale importanza nell’alimentare e mantenere un dialogo costante con l’amministrazione. Questo non si è verificato, e la conseguenza si è mostrata in un problema di comunicazione generale per il quale avevamo tanti referenti ma, nel concreto, nessuno in particolare che potesse dedicare qualche ora ogni mese ad un confronto o che fosse interessato a tenersi aggiornato sulle attività della Consulta.
Pur riconoscendo lo sforzo di alcuni addetti nell’aiutarci a sviluppare i nostri progetti, in generale non abbiamo notato una cooperazione effettiva, se non nelle attività che richiedevano al Comune un impegno minore. Questo fatto ha avuto un’ulteriore conseguenza: la perdita dello stimolo a proporre nuove attività, visto il modo in cui sono stati trattati alcuni dei temi che più avevamo a cuore – come ad esempio la contraddittoria presa di posizione riguardo alla nostra proposta per la raccolta differenziata, oppure l’indifferenza dimostrataci sul progetto inerente località Paina.
Riconosciamo il fatto che, nei primi anni di vita, tutti i nuovi progetti devono affrontare mille difficoltà e per questo richiedono uno sforzo maggiore; ma se non c’è un supporto minimo da parte di chi quel progetto l’ha voluto e appoggiato, ecco che lo slogan «insieme per cambiare» resta soltanto una sterile utopia destinata ad essere coperta di polvere.
Non sappiamo dire se sia la nostra mentalità giovane che ci porta ad avere idee diverse e a quanto pare addirittura in contrasto con le volontà del Comune, ma resta il fatto che noi crediamo fermamente nel confronto come unica via sulla quale basare le fondamenta di qualsiasi progetto. Mancando questo elemento, anche il resto è saltato ed ora ci vediamo costretti, se pure con rammarico, a dare le nostre dimissioni.
La nostra speranza è che, imparando dagli errori, l’amministrazione possa comprendere quanto non sia sufficiente istituire un organismo giovanile per dire di aver dato ai giovani la possibilità di aggregarsi; c’è un bisogno imprescindibile di serietà nei modi, sincerità negli intenti, costanza nell’interesse e impegno nella realizzazione dei progetti.
Solo con queste premesse siamo certi che Malcesine possa avere in futuro un gruppo di giovani realmente consolidato e attivo sul territorio, capace di far sentire la propria voce e lavorare insieme in prima persona per accrescere il senso civico e costruire una società migliore.
Il Direttivo della Consulta dei Giovani di Malcesine
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